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L’evoluzione del lecca-lecca: quando genialità e arte si incontrano per raccontare una storia dolcissima e creare un marchio iconico.

 

Reduce dalla visione dell’ultima stagione de “La casa de papel”, ho ancora impressa l’immagine della maschera usata dai rapinatori-eroi che ritrae il viso di Salvador Dalì. Tralasciando i problemi sollevati dalla Fondazione Dalì contro l’uso delle maschere col volto del pittore, quello che forse qualcuno ancora non sa è che il grande artista contribuì a rendere il marchio Chupa Chups una vera icona.

Ma partiamo dall’inizio.

UN PO’ DI STORIA

 

Il primo lecca-lecca, il classico disco di caramella piatta, era già stato inventato nel 1908 dall’americano George Smith, il quale aveva chiamato “Lollipop” questa speciale caramella piatta a spirale infilata su un bastoncino di legno.

Il nome, da lui stesso depositato nel 1931 come marchio, deriva da quello di un cavallo da corsa, che si chiamava Lolly Pop. Essendo un prodotto nuovo e di un certo successo, il termine Lollipop iniziò a essere utilizzato per richiamare il prodotto stesso.

L’azienda titolare del marchio, a seguito di un periodo di difficoltà economica, non riuscì più a sostenere la promozione del marchio e a tutelarlo adeguatamente, tanto che in breve tempo Lollipop divenne il termine generico di questo tipo di prodotto e perse ogni capacità distintiva.

Il marchio era definitivamente decaduto e da allora il vocabolo Lollipop è entrato nella lingua e nel dizionario inglese.

 

L’INVENZIONE DI CHUPA-CHUPS

 

La geniale idea di una piccola caramella sferica poggiata su uno stecchetto, invece, nasce in Spagna per mano di Enric Bernat, imprenditore catalano che nel 1958 ha rivoluzionato il concetto di lecca-lecca creando GOL, nome iniziale di quello che subito diventerà il più celebre Chupa Chups.

Bernat, figlio d’arte con alle spalle tanta esperienza nel mondo dolciario, riducendo le dimensioni del lecca-lecca e rendendolo sferico ha di fatto reso il lollipop più accessibile e pratico per i bambini.

Il nome iniziale, Gol, fu la naturale conseguenza della nuova forma: la sfera zuccherina rappresentava idealmente un pallone da calcio che finiva in porta, ovvero nella bocca del consumatore. Una scelta pubblicitaria non molto felice, che indusse subito ad un drastico cambio in favore del termine “Chups”.

Ma il marchio venne modificato ancora, grazie a un jingle pubblicitario che faceva più o meno così: “Prendi qualcosa di dolce da leccare, leccare, leccare, come un Chups (tradotto in spagnolo era: “Chupa un dulce caramelo, chupa chupa chupa un CHUPS”). Da qui, il lecca-lecca sferico è stato ribattezzato “Chupa Chups”, marchio “debole” nella lingua spagnola, in quanto il fatto che sia “da succhiare” riconduce direttamente al prodotto in sé e non denota una originalità particolare.

Nonostante questo, il Chupa Chups, che comunque a livello comunicativo si presenta come un marchio orecchiabile ed evocativo, cominciò ad avere un ottimo successo. Bernat, evidentemente non ancora soddisfatto, sentì che c’era bisogno di dare un’immagine accattivante al marchio in modo da avere un ritorno di vendite ancora più importante.

 

L’INTUIZIONE VINCENTE

 

Dalì

 

Così approfittò dell’amicizia con Salvador Dalì, uno dei più grandi geni artistici del Novecento, per un intervento di restyling del logo. Detto fatto, il pittore surrealista in occasione di un pranzo di lavoro tra i due, nel giro di un’ora e su un foglio di giornale, realizzò la famosa margherita gialla dai contorni rossi che da allora contraddistingue il Chupa Chups. Era il 1969.

Un intervento semplice, ma geniale che ha donato al marchio quella riconoscibilità che tutt’oggi gli è ancora riconosciuta: un mix di simboli legati al contesto storico degli anni ’70 (vedi figli dei fiori) e sentimenti di allegria e spensieratezza dati dai colori giallo e rosso.

 

E così un marchio che di partenza era solo piacevole da dire e da sentire, ha acquisito quella capacità distintiva necessaria per svettare sugli altri e il successo commerciale del prodotto ha dotato il marchio di una rinomanza importante.

Merito della pubblicità e dell’inserimento del prodotto nel telefilm Kojak, su espressa richiesta dell’attore Telly Savalas (al posto della sigaretta prevista da copione).

 

Telly Savalas

 

Negli anni la comunicazione è cambiata e ha seguito i tempi.

Nel 2006 Chupa Chups è stato rilevato dalla ditta Perfetti di Milano ed è quindi da considerare un marchio italiano a tutti gli effetti. Tutelato come marchio in diverse classi merceologiche (dai prodotti farmaceutici all’abbigliamento), la protezione riveste anche la forma particolare del prodotto.